TEORIA E SIGNIFICATO DEL DUENDE
Estratto da una conferenza di Federico Garcia Lorca

... In tutta I’Andalusia, dalla rocca di Jaen alla chiocciola di Cadice, la gente parla sempre del duende e lo scopre d’istinto. Lo splendido cantante "El Lebrijano", creatore della "Debla", era solito dire: – "Quando canto con duende nessuno può competere con me". La vecchia ballerina gitana "La Malena", esclamo un giorno, udendo Brailowsky interpretare un frammento di Bach: – "Ole! Qui c’e duende!" mentre si annoiava con Gluck, Brahms e Darius Milhaud, Manuel Torre disse questa splendida frase: "Tutti i suoni oscuri hanno duende". E una gran verità. Questi suoni oscuri sono il mistero, le radici che si impiantano nel fango che tutti conosciamo ed ignoriamo allo stesso tempo, da cui nasce pero la sostanza dell’arte... ... Dunque il duende e un dono, non una costruzione; una lotta, non un pensiero. Ho udito dire un vecchio maestro di chitarra: – "II duende non sta in gola, viene dal profondo, comincia a salire dalla pianta dei piedi". Vale a dire che non e questione di abilità, ma di stile vivo, di sangue, di antichissima cultura e di creazione del momento... ... II duende di cui parlo, oscuro e tremolante, discende da quell’allegrissimo demonio di Socrate, fatto di marmo e sale, che lo graffio sdegnato il giorno in cui prese la cicuta e dall’altro demonietto malinconico di Cartesio, della dimensione di un mandorlina verde, che, sazio di circoli e linee, spunto dai canali per udire il canto dei marinai ubriachi. Qualsiasi uomo, qualsiasi artista, ogni gradino che sale alla torre della sua perfezione, è frutto della lotta che ha sostenuto con un duende, non con un angelo, come si e detto, ne con la sua musa... ... L’angelo guida e fa doni come San Raffaele, difende dai pericoli come San Michele e protegge come San Gabriele. L’angelo splende, ma vola sopra la testa dell’uomo, sta in cima, emana la sua grazia, e I’uomo, senza alcun sforzo, realizza la sua opera, il suo fare simpatico o la sua danza... ... La musa detta, e qualche volta, suggerisce. II suo potere è limitato perché e lontana e molto stanca... ... La musa risveglia I’intelligenza, crea paesaggi di pietra e falso sapore di alloro... ... Angelo e musa vengono dal di fuori, I’angelo porta luce e la musa da forma... ... Mentre il duende bisogna scovarlo nel più profondo del proprio sangue: scacciando I’angelo e facendo sgambetto alla musa, scrollando via la paura alla fragranza di violette, che emana la poesia del XVIII secolo, e al gran telescopio nelle cui lenti dorme la musa, malata di limiti. La vera lottaè col duende... Per trovare il duende non servono schemi nè esercizi. Si sa solo che brucia il sangue come un liquido di vetro, che consuma, che scaccia tutta la dolce geometria appresa, che rompe gli schemi, che fa si che Goya, maestro nei grigi e negli argenti e nei rosa della migliore pittura inglese, dipinga a ginocchiate e pugni con orribili neri pece... ... I grandi artisti del sud della Spagna, gitani o "flamencos", che cantino, ballino o suonino, sanno che non vi  è emozione senza duende... ... L’arrivo del duende implica sempre un radicale cambiamento di tutte le forme basate su vecchi schemi, da sensazioni di freschezza assolutamente inedita, come una varietà di rosa appena creata, come un miracolo, che suscita un entusiasmo quasi religioso. In tutta la musica araba, nel ballo, nelle canzoni ed elegie, I’arrivo del duende e salutato con energici "Ala, Ala!" "Dios, Dios!" cosi vicini agli "Olè!" dei toreri, che forse son la stessa cosa; in tutti i canti del sud della Spagna la venuta del duende e seguita da sincere grida di "Viva Dios!", profonde, umane, tenere grida di comunicazione con Dio attraverso i cinque sensi, grazie al duende che muove la voce ed il corpo della ballerina... ... Tutte le arti son capaci di duende, ma e più naturale trovarlo nella musica, nella danza e nella poesia declamata, che hanno bisogno di un corpo che interpreti, son forme che nascono e muoiono perpetuamente e muovono i loro contorni su un presente preciso... ... II duende non giunge se non vi e possibilità di morte, se non sa che può girarvi intorno, se non ha la certezza di cullare le sofferenze che tutti portiamo e che non hanno, ne avranno, consolazione. Con le idee, con i suoni o con i gesti, il duende assapora una lotta leale con il creatore. L’angelo e la musa fuggono col violino ed il tempo, il duende ferisce; nella guarigione della sua ferita, che non si rimargina, risiede I’insolito, I’invenzione dell’opera di un uomo. La virtù magica dell’arte consiste nell’essere sempre "enduendada", per poter battezzare con acqua oscura coloro che assistono; perché col duende e più facile amare, capire, aver la certezza di essere amati e compresi. Questa lotta per esprimere e comunicare I’espressione, acquisisce a volte, nella poesia, caratteri mortali... ... In Spagna (come nei paesi orientali, dove la danza e espressione religiosa), il duende ha un potere illimitato sui corpi delle ballerine di Cadice, elogiate da Marziale, e sui petti dei cantanti, elogiati da Giovenale e in tutta la liturgia dei tori, dove si svolge un autentico dramma religioso come nella messa, dove si adora e si sacrifica a un Dio... ... Non ci si diverte nelle danze spagnole o nelle corride, e il duende che si incarica di far soffrire un dramma a forme viventi e prepara una via d’evasione dalla realtà c circostante. II duende agisce sul corpo della ballerina come il vento sulla sabbia. Converte, con magico potere, una ragazza in paralitica estasi della luna; fa venire rossori adolescenziali ad un vecchio stanco che chiede I’elemosina per un bicchiere di vino; evoca, in una capigliatura, odore di porto notturno ed in ogni momento agisce sulle braccia con movimenti che sono fonte della danza di tutti i tempi... ... La Spagna e I’unico paese dove la morte e spettacolo nazionale, dove la morte suona lunghi clarini all’arrivo delle primavere e la sua arte e sempre sorretta da un duende acuto, che la differenzia e le da una sua qualità d’invenzione... ... II duende... Dov’e il duende? Da un arco vuoto spira un’aria mentale che soffia con insistenza sulle teste dei morti, in cerca di nuovi paesaggi e accenti stranieri; un’aria con odore di saliva di bimbo, di erba calpestata, di trasparenza di medusa, che annuncia il perpetuo battesimo delle cose appena create.
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